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Progetto AlcolZero

Centro Alcologico Regionale Toscano

Con la collaborazione e il supporto del Centro Alcologico Regionale Toscano.

Il consumo di alcol, nonostante sia un'abitudine diffusa e culturalmente radicata in molti paesi, soprattutto in Italia, costituisce uno dei principali fattori di rischio per la salute dell’uomo, causa di alti tassi di mortalità e morbilità.

L’alcol etilico, infatti, componente di tutte le bevande alcoliche e superalcoliche, incluso il vino, è un noto cancerogeno e, pur apportando calorie, non è un nutriente per il nostro organismo né svolge finalità funzionali e/o metaboliche utili.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità lo classifica tra le sostanze psicoattive, capace di determinare effetti tossici sull’organismo, indurre dipendenza e causare danni fisici, psichici e sociali non solo a coloro che bevono ma anche alle famiglie e al contesto sociale allargato, in quanto può condurre a violenza, omicidi, incidentalità stradale, domestica e lavorativa.

Si ricorda che la legislazione italiana considera bevanda alcolica ogni prodotto contenente alcol alimentare con gradazione superiore a 1,2% e bevanda superalcolica ogni prodotto con gradazione superiore al 21% di alcol in volume.

Unità alcolica

Al fine di misurare il consumo di alcol è stata introdotta un'unità di misura specifica, l'Unità Alcolica pari, in Italia, a 12 grammi di alcol e corrispondente a circa un bicchiere di vino di media gradazione (125 ml), una lattina di birra sempre di media gradazione (330 ml), un aperitivo (80 ml) e un bicchiere di superalcolico (40 ml).

Alcol e livelli di rischio

Consumare bevande alcoliche è sempre un comportamento a rischio: non esiste un limite sotto il quale l’alcol può essere consumato senza rischio, il rischio aumenta con l’aumentare delle quantità di alcol assunte, indipendentemente dalla fonte. L’OMS ha individuato diversi livelli di rischio e ha proposto la seguente classificazione:

CONSUMO A BASSO RISCHIO: consumo di alcol inferiore a 10-12 g al giorno per la donna adulta (1 Unità Alcolica) e di 20-24 g al giorno (2 Unità Alcoliche) per l'uomo adulto non a digiuno (Linee Guida Alimentari Americane - American Institute for Cancer Research e del World Cancer Research Fund International).

CONSUMO A RISCHIO (hazardous): livello di consumo o modalità di bere che supera le quantità a basso rischio e che può determinare un rischio alla salute nel caso di persistenza di tali abitudini. CONSUMO DANNOSO (harmful): modalità di consumo che causa danno alla salute, a livello fisico, mentale o sociale (oltre i 40 g al giorno per le donne e 60 g al giorno per i maschi). A differenza del consumo a rischio, la diagnosi di consumo dannoso può essere posta solo in presenza di un danno alla salute del soggetto.

ALCOLDIPENDENZA: insieme di fenomeni fisiologici, comportamentali e cognitivi in cui l'uso di alcol riveste per l’individuo una priorità sempre maggiore rispetto ad abitudini che in precedenza avevano ruoli più importanti. La caratteristica predominante è il continuo desiderio di bere. Ricominciare a bere dopo un periodo di astinenza si associa spesso alla rapida ricomparsa delle caratteristiche della sindrome.

Epidemiologia

L'esistenza di una relazione di consequenzialità tra il consumo di alcol e gli infortuni sul lavoro è noto fin dai tempi della Rivoluzione Industriale, nel XIX secolo quando, con la diffusione dei primi macchinari si iniziarono a vedere anche i danni sociali causati dall'assunzione di bevande alcoliche.

Molti sono i documenti di livello nazionale e internazionale che hanno evidenziato l'impatto del consumo di alcol anche nei luoghi di lavoro e le proiezioni indicano in generale l’aspettativa di una significativa relazione tra il consumo di alcol e gli eventi infortunistici, anche a terzi, o le patologie lavoro correlate tra cui danni d'organo derivanti dall'interazione dell'alcol con altre sostanze tossiche.<7p>

L’ILO - Organizzazione Internazionale Lavoro stima che il 10-20% dei lavoratori adulti beve a livelli pericolosi per sé e per gli altri e che il 10-16% degli infortuni sul lavoro sono alcol-attribuibili, percentuale confermata anche dagli studi dell’OMS che riportano valori compresi tra il 10-30%. La review del RAND Center For Health and Safety in the Workplace fa riferimento a valori compresi tra il 4-20 % con prevalenza tra il 15-20%.

Considerando che il Italia nel 2010 sono stati denunciati all'INAIL 775.000 infortuni (in calo dell’1,9% rispetto ai 790.000 del 2009) si può ipotizzare che di essi, tra 116.250 e 155.000 hanno avuto cause legate al consumo di bevande alcoliche.

Normativa di riferimento

La Legge 125/01 (Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati) con l’art. 15 ha identificato l’alcol come un importante fattore di rischio per la salute e l’integrità psicofisica dei lavoratori e di terzi, introducendo il divieto di assunzione e somministrazione di bevande alcoliche e/o superalcoliche per quelle attività lavorative che comportano un elevato rischio di infortuni sul lavoro ovvero per la sicurezza, l’incolumità o la salute di terzi, individuate dalla successiva Intesa Stato-Regioni del 2006. Lo stesso art. 15 ha previsto l'effettuazione di controlli alcolimetrici da parte dei medici competenti e dei medici del lavoro degli organi di vigilanza sulla sicurezza sul lavoro delle Aziende Sanitarie Locali.

Anche la normativa relativa alla salute e alla sicurezza sui luoghi di lavoro (D. Lgs. 81/08 -Testo Unico per la tutela della Salute e della Sicurezza sui luoghi di lavoro e 106/09) ha introdotto la valutazione del rischio aggiuntivo legato al consumo di alcol dei lavoratori con particolare attenzione alla verifica dell’assenza di condizioni di alcoldipendenza e con l’obbligo di esprimere un giudizio di idoneità o inidoneità, parziale, temporanea o permanente alla mansione specifica (art. 41).

Né il D. Lgs 81/08 né il 106/09, tuttavia, hanno definito le modalità e le procedure da seguire per la valutazione e non hanno previsto un’integrazione con quanto espresso dalla Legge 125/01. Ciò ha generato negli operatori deputati alla sicurezza e alla salute come medici del lavoro e medici competenti alcune difficoltà e ha dato spazio ad interpretazioni diverse.

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